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In libreria mercoledì 2 marzo per la collana Mode di Marsilio e Fondazione Pitti Dicoverty “Una nuova moda italiana” (pp. 212, € 34.00, con 814 ill. a col.) di Maria Luisa Frisa, una riflessione critica sulla moda italiana in corso che cerca di individuare l’attuale generazione di fashion designer
italiani: un gruppo eterogeneo, un movimento ricco e articolato caratterizzato da un diverso e nuovo modo di lavorare.
Maria Luisa Frisa, fashion curator e direttore del corso di laurea in Design della moda dell’Università IUAV di Venezia, si pone l’obiettivo di restituire intatta la relazione tra la moda e il mondo, offrendo nuovi punti d’osservazione sulla moda e cercando di definire il ruolo specifico che i designer italiani ricoprono nello scenario internazionale della moda contemporanea.
L’autrice sostiene che il made in Italy è un sistema creativo e produttivo che sicuramente ha rivoluzionato l’immagine italiana nel mondo, ma che chiede ora di essere ridefinito e reinterpretato.
Attraverso una sequenza di 814 immagini a colori e una schedatura di fashion designer con sfilate e biografie stilata da Angelo Flaccavento, l’autrice analizza una costellazione di designer che si rivela nel momento stesso in cui si tracciano le traiettorie e che deve essere condivisa non solo dai critici, dalla
stampa, dagli addetti ai lavori e di conseguenza dal pubblico, ma anche, come una sorta di manifesto, dai designer stessi, resi così consapevoli dell’importanza del fare sistema.
Il libro descrive specifici profili di designer che recuperano un fare vicino all’artigianalità di matrice sartoriale, che molte volte ritornano a un passato della cui memoria ci si riappropria attraverso l’esplorazione dell’archivio, che cercano costantemente di tradurre questa artigianalità, di confrontarla e
di rapportarla all’industria italiana, quella della confezione e quella tessile.
Questi designer non riflettono solo sul progetto in modo astratto (puramente concept oriented), ma cercano di far emergere e dare forma a una loro personale interpretazione della moda ibridando le tecniche sartoriali con la dimensione dell’industria.
Maria Luisa Frisa parla di una realtà in movimento difficile da mettere a fuoco e da inquadrare, e porta l’attenzione su un gruppo di autori che con il loro lavoro raccontano non solo la loro poetica, ma anche, attraverso le personali strategie creative, le trasformazioni del fare moda in rapporto a un
fashion system complesso, potente e ormai esploso nel mondo.
Una nuova scena, come scrive nella quarta di copertina Stefano Tonchi, direttore di W, dove «l’Italia non è solo un’entità geografica, dove Milano non è necessariamente la capitale e dove la moda non regna più assoluta ma si mischia continuamente alle altre discipline della cultura contemporanea.
I protagonisti di questa storia italiana sono eroi locali e internazionali, vivono e lavorano nel mondo, ma conoscono le realtà della provincia italiana. Sono eclettici e interdisciplinari e trovano spesso stretta o fuori misura la vecchia definizione di stilista, come quella più moderna di direttore creativo».
Fashion designer:
Albino, Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, Boboutic, Gianluca Capannolo, Maria Grazia Chiuri e
Pier Paolo Piccioli, Gabriele Colangelo, Carlo Contrada, Vincenzo De Cotiis, Marco De Vincenzo,
Roberta Furlanetto, Bianca Maria Gervasio, Frida Giannini, Massimiliano Giornetti, Sara Lanzi,
Leitmotiv, Renato Montagner, Rodolfo Paglialunga, Stefano Pilati, Fabio Quaranta, Mariavittoria
Sargentini, Alessandro Sartori, Francesco Scognamiglio, Gianni Serra, Riccardo Tisci, Isabella Tonchi,
Giambattista Valli, Franco Verzì, Sergio Zambon, Marco Zanini.