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Fonte: Ufficio stampa Confartigiananto Veneto
La dimostrazione concreta di “crederci ancora”. Un atto di responsabilità verso le proprie maestranze ed il sistema economico del Veneto. Un “patto” per tentare di rilanciare tutti assieme un mondo che non riesce ad arginare l’emorragia di posti di lavoro e di talenti.
C’è tutto questo e molto altro nel Contratto Regionale Integrativo del TAC (tessile abbigliamento calzature), Occhialeria e Pulitintolavanderie, siglato nei giorni scorsi – per la prima volta nel nostro Paese in un unico articolato basato su una parte comune ai tre settori ed il mantenimento delle peculiarità (di tipo prettamente economico) degli stessi – tra Confartigianato, Cna e Casa del Veneto e Femca-CISL, Filctem-CGIL e Uilta-UIL del Veneto. Il rinnovo coinvolge tre mila imprese artigiane e oltre 19mila dipendenti veneti
“Negli ultimi dieci anni – dichiarano Giuliano Secco e Rosanna Toniazzo presidenti regionali di Confartigianato e Cna Moda – il nostro settore ha perduto, silenziosamente, oltre 33mila dipendenti.
L’equivalente di una volta e mezza gli attuali addetti della FIAT. E’ come se ogni anno in Veneto avesse chiuso una grande azienda da 3mila persone, altro che Indesit! Senza contare che nel frattempo abbiamo lasciato sul terreno circa 4mila aziende. Un “patrimonio” di conoscenza ed imprenditorialità insostituibile. Uno scenario apocalittico che avrebbe demotivato chiunque ma non gli imprenditori artigiani, pronti una volta ancora a rimettersi in gioco siglando un Contratto Integrativo che è quasi un miracolo”.
“Un contratto – proseguono i due presidenti – reso possibile dall’inserimento nel testo di un forte coinvolgimento delle organizzazioni sindacali su tre azioni che possono risultare determinanti per la nostra sopravvivenza.
Primo: la condivisione di azioni di responsabilità sociale attraverso azioni di filiera, anche promuovendo marchi volontari istituzionali quali ITF, per mezzo di un’attività congiunta anche con la Regione Veneto, che valorizzi la relazione tra aziende committenti e sub-fornitori, mettendo al centro la tracciabilità, la trasparenza, la compatibilità etica delle produzioni e la definizione di tariffe eque nei rapporti di committenza.
Secondo: il sostegno alla garanzia del vero “made in italy” in particolare attraverso un comune impegno a favore dell’approvazione sia di provvedimenti che estendano a tutti i settori interessati quanto stabilito dalla cosiddetta legge “Reguzzoni” sia di un regolamento europeo che garantisca la tracciabilità e l’indicazione di origine obbligatoria per le merci importate.
Terzo: l’attivazione/rilancio di tavoli tecnici istituzionali di coordinamento (presso tutte e sette le Prefetture e di concerto con il Ministero degli Interni) dove si progetti l’attività di controllo e vigilanza in modo coordinato e congiunto tra tutti gli enti preposti e si individuino anche gli strumenti ritenuti più idonei ed efficaci a contrastare la mancanza di norme per la sicurezza e il lavoro nero”.