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La Tribuna di Treviso, domenica 4 luglio 2010. Daniele Ferrazza
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Tessari: addio Camera di commercio
Lascia dopo 10 anni: «Ero a disposizione, hanno scelto altri. Auguri a Tognana»
Sono felice di aver portato i corsi di disegno industriale e design della moda
TREVISO. Si conclude dopo dieci anni l’avventura di Federico Tessari alla guida della Camera di commercio di Treviso. L’imprenditore di Montebelluna, cresciuto a pane e Confartigianato, titolare di un’impresa - la Tieffe, attiva nel settore dei rivestimenti - lascia cadere le speranze di proseguire alla presidenza dell’ente camerale. E questo nonostante nelle ultime settimane abbia incassato il sì convinto di molte personalità, dai vertici dell’Ascom al presidente della Provincia Muraro, dal sindaco di Treviso Gobbo ai vertici di Cna, Casartigiani, delle cooperative, del mondo bancario.
Dopo dieci anni, si conclude l’era di Federico Tessari alla guida della Camera di commercio di Treviso. Lo annuncia lui stesso, in un’intervista alla tribuna. Confartigianato, la sua associazione, non l’ha inserito nella rosa dei 5 papabili per la presidenza, per cui il favorito numero uno resta l’industriale Nicola Tognana.
La decisione è stata presa in queste ore, dopo essersi confrontato con amici e collaboratori, all’indomani del direttivo provinciale di Confartigianato che ha scelto i cinque nomi che rappresenteranno l’associazione nel nuovo consiglio della Camera di commercio.
Cinque nomi dove il suo non c’è.
Escluso dalla sua stessa categoria, nonostante in questi anni abbia scalato ad una tutti i gradini del sistema camerale: dal 2006 presidente di Unioncamere del Veneto, dall’anno scorso è diventato uno dei vicepresidenti nazionale di Unioncamere. Un uomo di relazioni, dotato di buone amicizie nel mondo della politica, del credito, dell’economia.
La decisione di lasciare, con l’insediamento del nuovo consiglio (a fine settembre) è stata dettata dalla volontà di non percorrere un terreno, quello dello scontro, a lui poco congeniale.
Alla ribalta, che pure non gli dispiace, preferisce il terreno più discreto delle relazioni.
Nel suo ufficio di Montebelluna, tra una telefonata di solidarietà e un pranzo con l’amico fraterno, abbozza. Fa buon viso a cattiva sorte, dedicherà le sue energie a Unioncamere regionale, di cui resterà presidente fino a giugno 2012.
Dica la verità: quanta amarezza c’è?
«Negli incarichi che ho ricoperto mi sono sempre posto con l’animo di chi è a disposizione. In questo senso avevo detto di essere a disposizione. Si è scelto diversamente e va bene così. Continuerò a svolgere gli altri incarichi con lo stesso stile».
Che cosa pensa del suo successore, da tutti indicato in Nicola Tognana?
«A Nicola Tognana auguro buon lavoro. E’ persona di grande esperienza, saprà cogliere le cose migliori che abbiamo fatto e portarle avanti, costruendone di nuove e assecondando la crescita del sistema economico».
Quale bilancio fa di questi dieci anni?
«E’ stata un’esperienza straordinaria, che mi ha consentito di crescere anche come persona. La Camera di commercio di Treviso, 93 mila imprese, è la nona in Italia e un punto di vista straordinario per chi si occupa di imprese e società».
Ci sono delle iniziative che più di altre portano il suo contributo?
«In questo incarico ho sempre messo davanti la crescita del sistema economico, il bene delle imprese, l’interesse delle categorie. Sono orgoglioso soprattutto di due importanti iniziative: aver portato prima i corsi i disegno industriale e poi quelli di design della moda a Treviso. E naturalmente la sede all’Appiani».
Com’è nata l’idea di portare la laurea in disegno industriale a Treviso?
«E’ un pensiero nato tre mesi dopo il mio insediamento, nel 2000: parlando con molti rappresentanti del mondo delle imprese, abbiamo colto l’esigenza di fornire professionalità tecniche al mercato. Andai a trovare l’allora rettore dello Iuav, Marino Folin, trovammo la strada. Oggi ha 360 studenti».
E il design della moda?
«E’ nato nel 2005, sempre dalle mie chiacchierate con Folin, con il preside De Michelis, con Maria Luisa Frisa. Oggi ha 180 studenti».
Un recente studio mostra che i laureati trevigiani di disegno e design sono ricercati dal mercato.
«Vuol dire che l’intuizione era giusta. Non basta: penso che a queste facoltà serva anche il master, l’abbiamo fatto per disegno industriale e tra breve partirà quello di design della moda».
L’altra scelta strategica di questi anni è la nuova sede all’Appiani, con la permuta della vecchia sede a Fondazione Cassamarca. A tagliare il nastro sarà qualcun altro.
«Sì, un po’ di rammarico c’è. Ma l’importante è che le cose siano realizzate. La sede all’Appiani è un’idea nata per dotare di nuovi spazi la Camera di commercio, a costo zero per l’ente. Siamo andati a visitare la piazza pochi giorni fa, con il presidente Dino De Poli»
In questi anni, dentro la Camera di commercio, si è percepito una sorta di unanimismo: poche discussioni, nessuno strappo con le categorie. Perchè?
«Credo di aver impegnato molte energie nella coesione del consiglio, nei rapporti con le categorie - tutte - nelle relazioni con le istituzioni. I progetti della Camera di commercio sono sempre passati all’unanimità, non ho mai avuto voti contrari. Solo una volta, un’astensione»
Quella dell’ex presidente Giuseppe Zanini.
«Sì, era lui».
La Camera di commercio è una sorta di “parlamentino” delle categorie economiche: avete fatto abbastanza per l’economia?
«Credo che il tavolo di concertazione con tutte le realtà economiche abbia funzionato. Certo, si poteva fare di più com’è naturale. Ma sono convinto che a Treviso si sia creato o consolidato negli ultimi anni un sistema di governance collaudato ed efficiente. Abbiamo fatto un gioco di squadra significativo: in dieci anni sono stati messi in moto contributi alle categorie per 270 milioni di euro, con costi fissi aziendali sotto il 24%».
Qual è stato il contributo all’export?
«Treviso Glocal, società costituita sotto la mia regia, con la partecipazione delle categorie. E mi pare che ora funzioni a dovere».
C’è un’iniziativa più di altre che le dispiace non completare?
«Mi spiace non riuscire a portare avanti l’idea del polo della creatività e del design, un progetto che mi sta a cuore. Il processo economico in atto, e al quale ho cercato di contribuire, è quello del trascinamento verso l’alto del sistema manufatturiero: ci saranno sempre meno imprese tradizionali e sempre più innovative. Per questo abbiamo bisogno di stimolare la creatività».
Come lascia l’ente Camera di commercio?
«Una bella macchina, guidata con capacità del segretario generale Marco D’Eredità, con grandi professionalità a tutti i livelli, dallo staff di presidenza ai collaboratori anche delle collegate. Basti pensare che è la prima Camera di commercio fra le aziende pubbliche ad aver ottenuto la certificazione di qualità EFQM. Ma ringrazio in particolare giunta e consiglieri, che hanno accompagnato questi dieci anni in maniera competente e collaborativa. Del resto dico sempre che il nostro vero e autentivo vantaggio competitivo è il capitale umano. Sono le persone e la loro formazione l’autentica risorsa del nostro territorio».
Come sta l’economia trevigiana?
«La ripresa c’è, anche se è molto incerta e debole. Ma i numeri dicono questo. Il nostro territorio è rivolto all’export e quindi è in testa a questa ripresa. Le nostre imprese sono bravissime ad intercettare nuovi mercati e nuovi prodotti. Quel che manca è il consumo interno, questo è un problema. Ma dipende molto dalla politica economica del governo».